Racconto Quattro - Carta Diciassette

scritto da Arslan il lunedì, 10 novembre 2008,09:48
Gioacchino ascolta assorto le parole che compongono il racconto di Iacopo. "mmm... capisco, in un certo senso è quello che volevo che succedesse, ma Luther in cella mi crea dei problemi, vabbè diciamo che adesso il racconto si evolve in questa maniera..."


Luther si risveglia.
Il mal di testa gli limita la percezione dell'ambiente intorno a lui.
L'unica cosa di cui è estremamente sicuro è di essere steso su qualcosa di umido ed estremamente puzzolente. Pensa di essere ancora steso sull'erba.
Rimane steso senza muoversi.
Qualcosa non torna.
Apre gli occhi.
Buio.
Nessun rumore.
Odore di bagnato.
Chiude gli occhi e li riapre. Ancora buio.
Poi tutto gli ritorna alla mente come un cavallo in corsa.
Un moto di terrore lo pervade.
Dopo averlo caricato su un cavallo partirono. Era ancora notte ma la luna crescente era di aiuto. La strada che percorsero a cavallo era lunga e la sua posizione sul cavallo non lo aiutava a capire dove stessero andando. Spesso credeva addirittura che stessero tornando indetro sulla stessa strada. L'idea di scappare gli passò per la mente ma fatti due rapidi calcoli capì che non sarebbe andato lontano a piedi. L'alba che si avvicinava era l'unico indizio che permetteva a Luther di capire quanto tempo fosse passato e che distanza avessero percorso. Forse per questo motivo, senza nessun preavviso, un colpo alla nuca colpì Luther. I sensi svanirono, e con loro ogni speranza di trovare un modo per scappare.
Un altro vago ricordo gli ritorna alla mente. Delle persone che lo trascinano tenendolo per le braccia. Una caduta sopra qualcosa che cerca inutilmente di attutirla.
I ricordi finiscono.
Tenta di alzarsi ma il dolore alla nuca ed il mal di testa si intensificano lasciandolo ancora stordito. Un moto di vomito lo prende allo stomaco facendolo cadere in ginocchio.
Dopo aver preso un profondo respiro si mette a sedere sul pagliericcio sporco tenendosi la testa fra le mani.
'perchè ho dovuto aiutare quella persona! la vita come la vivevo era molto migliore, perchè cambiare!' pensa Luther
Il buio è fitto.
'probabilmente sono rinchiuso in chissà quale segrta' pensa.
Rumori di passi si avvicinano velocemente. Una chiave gira nella toppa della porta ed improvvisamente una luce abbagliante penetra dalla stessa.
"è lui, lo abbiamo trovato con quell'altro, ma non era malato quindi lo abbiamo lasciato in vita" dice una voce rauca.
'si sono ancora in vita e appena posso me ne vado anche...' pensa Luther, poi ripensando mentalmente alle parole appena udite:
"che avete fatto a Bern?"
"zitto lurido infedele! presto espierai le tue colpe" urla la voce rauca.
Coprendo la luce abbagliante con una mano, Luther riesce a distinguere tre figure che lo osservano, ma niente di più.
Due di queste estraggono una spada dai propri foderi ed entrano nella stanza appena oltre la porta. La terza figura rimane sulla porta, centrale fra i due compagni.
"dimmi, qual'è il tuo nome" dice la voce centrale.
Luther rimane colpito dalla voce, era la voce soave e dolce di una donna, come non dire la verità ad una voce così bella.
"Lu...Lu...Lu... no prima dimmi cosa ho fatto di male per essere quì" alzandosi in piedi.
Un calcio al ginocchio fa cadere Luther nuovamente a terra.
"non ti muovere da terra lurido schifoso" dice una delle guardie
"fai come ti diciamo e rispondi alle mie domande, vedrai presto finirà tutto. Chi vi manda?" nuovamente la voce femminile
"ne...nessuno ... non dirò altro, finchè non avrò fatto un bagno caldo" esclama Luther rimettendosi a sedere e tenendosi la testa fra le mani come cercando di fermare il dolore pulsante alle tempie.
"come desideri. tenetelo fermo, avremo più successo quando sarà docile come una scimmia ammaestrata" dice pacatamente la donna estraendo una ampolla da sotto le vesti.
Altre due guardie entrano dalla porta e si uniscono alle due già presenti immobilizzandolo a terra più rapidamente di quanto Luther non pensasse.
Divincolarsi non gli servì a molto. La donna quindi si avvicina a lui aprendo l'ampolla.
"non berrò mai il vostro schifo" quindi serra prontamente la mascella.
"e chi ha detto che devi ingerirla!" rise la donna versando due gocce del liquido presente nell'ampolla negli occhi di Luther.
Gli occhi iniziarono a bruciare, Luther sentiva il liquido che penetrava entro le cavità oculari bruciando tutto quello su cui passava. Iniziò ad urlare dal dolore.
Le guardie lasciarono la presa e si allontanarono mentre Luther si dimenava in terra urlando.
Poi tutto tacque.
Tutti uscirono.

Nella radura intorno al monolite intanto stanno completando i preparativi per il rituale supremo. Tutte le buche sono state ricoperte. Nessuno però si è accorto che qualcosa è ritornato a germogliare sotto il monolite. Piccole foglie rossicce si confondono con il rosso del terreno.


"Che ne dici? ancora novità..." dice Gioacchino sorridendo, quindi gira la prossima carta.

Il rituale tanto a lungo atteso
viene interrotto da un essere inatteso.
Ciò che nella terra sacra viene seminato
nasce e cresce prima di quanto abbia sperato.
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)

Racconto Quattro - Carta Sedici

scritto da lkdngm il lunedì, 23 giugno 2008,09:04
Iacopo guarda Gioacchino con un sorrisetto un po' forzato.
"Mi hai anticipato la mossa. Vediamo come posso renderti la vita un po' difficile pure io!"
Osserva per un attimo ancora la carta e poi inizia a raccontare.
 
 
Luther si è allontanato da poco quando Bern si sveglia di soprassalto; una piccola luce brilla nella camera dove si sono riparati per la notte.
"Luther?" chiede Bern "Cosa stai combinando?". La voce è ancora impastata dal sono. La gamba erita pulsa che se non fosse mai stata curata; il dolore è quasi insopportabile.
Una figura che non è Luther si mette improvvisamente a fuoco. "Tu non sei Luther!" esclama Bern cercando di raggiungere il suo pugnale.
Per tutta risposta la figura colpisce Bern con forza sulla testa. Per alcuni secondi questi cerca di resistere alla perdita di coscienza, ma il suo è un vano tentativo, e sviene.
 
Luther intanto si è inoltrato con la bella e procace cameriera fuori dal paese, al limitare del bosco. I due si baciano appassionatamente, e l'uomo si chiede come mai stava affrotando tutta quella quantità di casini insieme ad un semisconosciuto compagno.
Lì, fra le braccia di una giovane femmina era una vita più semplice e amente più piacevole.
Lei non sembra voler attendere oltre,lo trascina un po' più nel dentro del bosco e subito inizia cercando di spogliarlo e di spogliarsi.
Per un primo momento Lither resiste e finge di cercare di farla smettere, ma ride divertito ed alla fine cede alle avances spogliando la ragazza a sua volta e lasciandosi spogliare.
Nudi si avvinghiano e rotolona insieme vogliosi, soddisfacendosi a vicenda più volte. Alla fine cadono addormentati, sfiniti e piacevolmente appagati.
Ma è la ragazza che per prima su rialza, mentre Luther ancora dorme nudo sull'erba. In silenzio e velocemente si riveste alla meno peggio e si allontana.
Raggiunge poco lontano un gruppo di uomini a cavallo, vestiti di nero e con la faccia nascosta da una fascia che lascia scoperti solo gli occhi.
La giovane si avvicina ondeggiando ad uno dei cavalieri; dagli abiti e del cavallo si intuisce subito che lui è il capo di quel gruppo.
Con una mano la ragazza si regge gli abiti, in maniera falsamente maldestra, mentre con l'altra mano riceve un sacchetto che dal tintinnio sembra pieno di monete.
Con un leggero inchino la ragazza corre via, mentre gli uomini scendono da cavallo e si avvicinano a Luther ancora addormentato.
 
Bern apre gli occhi nel buio di una stanza in pietra scura ed umida; è legato e non riesce a muoversi. A pochi centimetri dal suo volto il ghigno malvagio dell'uomo nero che trscina il carretto pieno di stracci. "Bensvegliato!" dice "Non è stato facile prendervi, fintanto che eravate insieme. Ma una volta separati e con l'aiuto del dio scimmia ho ottenuto quello che mi serviva!"
Con movimento lento e misurato prende l'abito di Bern e lo getta in un angolo della stanza dove già molti abiti giacciono accatastati. E' in quel momento che Bern si accorge di essere legato nudo.
Ad un gesto della testa dell'uomo in nero, Bern viene sollevato e trascinato all'aperto. Bern cerca di divincolarsi ma la presa dei due uomini è salda; viene portato all'aperto e gettato malamente in una profonda e larga fossa.
La luna piena illumina con cruda realtà tutta la scena. Una fitta di dolore ed un piccolo scricchiolio gli indicano che una costola si è quantomeno incrinta nella caduta.
Con terrore segue i movimenti dell'uomo di fronte a lui riuscendo appena a muovere la testa.  Il Sacerdote scende degli scalini scavati nella terra tentendo in mano un coltello dalla lama ricurva, e macchiato di nero lungo tutta la lama. Bern capisce quasi subito che si tratta di sangue incrostato sulla lama del coltello mai lavato.
Il Sacerdote non dice più una parola, ma una volta brandito il coltello si avvicina a Bern.
Il respiro del cuoco aumenta ed il cuore batte all'impazzata sempre più forte; le pupille si dilatano mentre il coltello si solleva sopra il suo addome ed una strana e malvagia cantilena inizia ad essere salmodiata dalla bocca del Sacerdote.
Con un guizzo il coltello si abbassa, penetrando nello sterno di Bern, sfondandolo. Bern neanche riesce ad urlare. E' solo un attimo, prima sente il caldo del suo sangue scivolare lungo il fianco, poi freddo mentre la vista si sfoca, si appanna, il dolore passa, la coscienza svanisce.
 
In un bosco, legato mani e piedi, Luther viene gettato come un sacco su un cavallo. Uno degli uomini dalla faccia coperta ha gli occhi che sembrano sorridere malignamente schiaffeggiandolo per svegliarlo. Bern riprendendosi vede le figure intorno a lui ed il suo sacco buttato su un altro cavallo.
 
 
Iacopo smette di narrare. "A te adesso il racconto!" dice " E perdona il lungo tempio che ci è voluto per scrivere questo!" E gira la carta successiva per Gioacchino.
 
Gettato in una cella senza finestre Luther è seduto sul del pagliericcio sporco e si tiene la testa fra le mani.
categoria: cavecartam, racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto Quattro - Carta Quindici

scritto da Arslan il sabato, 15 marzo 2008,15:29
"Si vediamo di iniziare la svolta, ma non giungere alla fine in questo modo" dice Gioacchino legendo la carta.
Poi prosegue:

Finalmente erano riusciti ad arrivare in un luogo asciutto e caldo. I due giorni di viaggio erano stati faticosi non tanto per Luther, abituato a spostarsi, ma soprattutto per Bern. La ferita infertagli dalla zucca era guarita, ma qualcosa lo stava rodendo dall'interno. Inesorabilmente avanzava ed ogni tanto si faceva sentire con più vigore per poi passare come se niente fosse accaduto.
Questa era una di quelle volte.
Bern, pallido in viso e con qualche tremore, stava seduto al tavolo cercando di mandare giù quanto più minestrone poteva. Il sapore certamente non lo aiutava, ma era tutto quello che il luogo aveva reso disponibile.
Luther dal canto suo avrebbe mangiato qualsiasi cosa che la procace cameriera gli avrebbe portato, gustandosi già il dopo cena con lei. Era trascorso troppo tempo senza dormire nel letto con una bella donna, e dopotutto, come Bern, poteva prendersi un pò di riposo.
Bern, durante la cena, iniziò a divagare con strani discorsi riguardanti le guerre trascorse finendo a parlare di dei, ed i miti sugli dei.
Luther non si preoccupò di quello che diceva Bern. Gli sguardi con la cameriera ed il controllo del locandiere richiedevano tutta la sua attenzione. La cameriera dal canto suo sembrava ricambiare quelle attenzioni.
La locanda non era piena di persone, giusto un altro paio di persone, probabilmente del posto, ed un gruppo di almeno una dozzina di inidividui che sicuramente dovevano essere avventori.
Nonostante l'attività seduttoria Luther aveva imparato a guardarsi le spalle e presto si accorse anche dei frequenti sguardi degli avventori.
Forse erano i discorsi insensati di Bern ad attirare la loro attenzione, forse no.
L'esperienza insegnava a diffidare dai gruppi di individui quando scherzavano tutti insieme invece di stare insieme ma essere a loro volta divisi in sottogruppi nelle discussioni. Tutto ciò li portava ad essere uniti e coordinati nelle loro attività.
Quando l'ultimo ciocco di legno nel camino si sbriciolò in piccoli pezzi di carbone, Luther decise che era giunto il momento di coricarsi. Bern, nel frattempo, aveva sparso per il tavolo la zuppa tracciando strani disegni.
A prima vista non sembravano nulla. Successivamente potevano assomigliare ad una mappa al cui centro c'era un grosso albero, ma un attento osservatore avrebbe notato anche il disegno di due scimmie che si contendevano una grossa pietra.
Tutto questo aveva attirato l'attenzione di Luther, ma non ci fu il tempo di soffermarsi più a lungo perchè arrivò poco dopo la cameriera.
"la zuppa era bunissima, l'hai fatta te?" disse Luther alla donna mentre gli allungava la ciotola.
"vi ringrazio ma è mia madre che cucina" disse la cameriera spostandosi accanto a Bern per prendere la ciotola e guardandolo di sottocchi.
"mi scuso per lo sporco che il mio amico ha fatto sul tavolo, non si sente molto bene e penso sia malato, ma non ne ha voluto sapere di fermarsi quindi ha solo peggiorato la sua situazione" quindi prosegue prendendo la palla al balzo
"adesso non ho i soldi con me ma se passate dopo la chiusura su da me vi posso dare qualche moneta per il disturbo arrecato per pulire il tavolo..."
La donna guardò con sufficienza Luther e lo liquidò subito:
"di solito gli avventori non lasciano il proprio denaro nella stanza di una locanda..."
Luther sorrise e lasciò cadere il discorso.
Prese Bern sottobraccio e piano piano si diressero verso le loro stanze.
Bern era appena scivolato nel letto che qualcuno bussò alla porta. "arrivo subito!" disse Luther mentre copriva con le coperte il compagno e si armava con il suo pugnale.
Quando aprì la porta rimase un attimo interdetto e poi sorrise.
"sono quì per quello che mi avevate promesso" disse la giovane cameriera.
Luther non se lo fece ripetere due volte ed estrasse dal suo tascapane una moneta e gliela allungò.
La donna sorrise "mi sembra più di quanto mi meriti..."
poi guardandosi alle spalle come se stesse cercando qualcuno che potesse spiarla "tra mezz'ora nel cortile dietro, vi dò il resto" disse abbassando la voce e poi dileguandosi rapidamente.
Luther richiuse la porta visibilmente soddisfatto.
L'attesa fu estenuante, ma preparò una piccola borsa mettendoci le cose importanti da portarsi dietro in ogni caso, fra cui il ricettario di Bern e la sua fedele spada.
Scelse di uscire dalla finestra per dare meno nell'occhio e, nascoste le poche cose sotto a dei folti arbusti, arrivò nel posto indicatogli.

"via lasciamo così la situazione e vediamo cosa succede" dice Gioacchino girando la carta successiva

La luna è piena in alto nel cielo. Bern è steso accanto ad una fossa scavata ai piedi di un imponente obelisco in mezzo ad una radura. Una figura incappucciata seguendo movimenti rituali uccide Bern.
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto Quattro - Carta Quattordici

scritto da lkdngm il sabato, 16 febbraio 2008,12:08
Iacopo guarda Gioacchino con un leggero ghigno. "Ho in mente qualcosa... vediamo se si arriva a quel punto o se le carte mi fermano prima."
Poi inizia a narrare.


Luther era preoccupato per le condizioni di Bern. Sembrava completamente ripreso dalla ferita qualche giorno fa ma durante la notte le sue condizioni sembravano nuovamente aggravate.
L'aveva sentito agitarsi e muoversi per tutto il tempo, un sonno inquieto popolato da incubi.
Quando questi incubi stavano ormai disturbando il sonno degli altri avventori della locanda era stato costretto a svegliarlo.
Bern era pallido e sudato ed una delle prime cose che aveva fatto era stato grattarsi la gamba ferita. L'aveva fatto con noncuranza e cercando di non attrarre l'attenzione ma Luther se ne era accorto subito lo stesso. E si era preoccupato.
"Forse dovremmo riposare almeno un giorno" gli aveva chiesto "potremmo fermarci un po' in questo villaggio, cercare di vederci più chiaro ed intanto attendere che la gamba guarisca del tutto".
Bern non era molto d'accordo. Si sentiva irrequieto, la gamba pulsava pesantemente eppure quando era riuscito a dargli un'occhiata senza che Luther se ne accorgesse non aveva visto altri germogli o cose del genere. Però era rossa e gonfia, con un puntino nero dove la piantina seccata ed estirpata da Luther stava nascendo.
"Dobbiamo continuare." disse "Le cose potrebbero precipitare. Ho una strana sensazione."
Luther guardava l'amico con preoccupazione ma non riusciva proprio a convincerlo di fermarsi, né tanto menop a farsi dire cosa lo preccupasse così tanto da non potersi fermare neanche un giorno. La discussione andò avanti per un'oretta ma anche questa volta fu Bern a spuntarla.
"Dobbiamo raggiungere il prossimo villaggio in un paio di giorni al massimo." disse Bern "E lì dobbiamo chiedere se sanno di vecchie case abbandonate o qualcosa del genere."
"E questa da dove ti è venuta fuori?" gli chiese Luther "Non mi hai mai parlato di case abbandonate."
Bern lo guardò e per un attimo pensò di raccontargli il sogno. Luther non gli aveva chiesto nulla, forse pensava che l'incubo derivasse solo dalla passata ferita o da una troppo esagerata cena la sera prima. Ma Bern si conosceva bene e temeva che quell'incubo fosse un qualcosa di premonitore. Spesso ne aveva avuti negli anni sogni del genere. Non sempre tutto si svolgeva come nei sogni, ma a grandi linee sì. Magari Luther non sarebbe morto. Anzi, molto probabilmente no. Ma perché metterlo in agitazone.
"Non so," rispose quindi "Ho come la sensazione che ci stiamo avvicinando a qualcosa di grosso, e da qualche parte si devono nascondere. Dobbiamo cominciare a cercare da qualche parte."
La spiegazione non sembrava convincere molto Luther, ma questi con una scrollata di spalle fece intendere che per adesso accettava la spiegazione.
E malgrado un altro timido tentativo di rimandare la partenza i due partirono.
Il viaggio fu più lungo del previsto anche se senza imprevisti. Bern si doveva riposare spesso, la gamba gli dava parecchio fastidio e sentiva di ora in ora aumentare il dolore. La notte, mentre Luther dormiva, al chiarore rosso del fuoco morente, cercava di controllare lo stato della ferita. E la cosa non gli piaceva per niente. Quello che era un puntino nero all'inizio, lentamente, per fortuna lentamente, stava ingrandendo e già aveva raggiunto le dimensioni di una monetina.
Alla sera del terzo giorno di viaggio intravidero il villaggio. Un brivido lungo la schiena scosse Luther lasciandogli come una sesnsazione di paura. Eppure quando entrarono nel villaggio tutto sembrava assolutamente normale.

Iacopo smise di narrare.
"Forse è l'ora di iniziare a dare una svolta." sussurrò girando l'ennesima carta.


Una nuova locanda, dall'alto si osserva la scena. Bern è pallido e sta disegnado e parlando. Luther sta fissando la procace cameriera che gli sorride. Una decina di avventori stanno fissando, quasi senza espressione i due amici al tavolo
categoria: cavecartam, racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto Quattro - Carta Tredici

scritto da Arslan il venerdì, 01 febbraio 2008,20:45
"Bene bene, avevo già messo in conto questa scena, è un'idea che mi è venuta in mente in questi giorni, quindi..." dice Gioacchino apprestandosi a proseguire il raconto

Il buio era totale.
Solo chi era veramente fedele poteva vedere.
Una debole luce si diffondeva dal centro della stanza. Definirla stanza era riduttivo. Il pavimento era visibile, le pareti si potevano quasi distinguere, ma il soffitto si perdva nel buio, quasi una notte senza stelle lo avesse inghiottito.
Una immensa statua era collocata in quello che potevamo intuire come il centro del luogo. Quello che vi era raffigurato era qualcosa che certe persone reputavano orribile, altre bellissimo, ma in realtà molte di più non se lo ricordavano nemmeno.
Quella che emanava era la luce della vera fede.
Una figura incappucciata si avvicinò a passi sicuri alla statua e si fermò davanti ad essa con la testa piegata verso il basso in preghiera. A poco a poco comparvero altre figure incappucciate. Silenziose si misero in cerchio attorno alla statua. Altrettanto silenziosamente si misero in preghiera.
Il tempo sembrava non passare mai.
Nessun rumore provenne dall'alto, ma tutti i presenti con perfetto tempismo alzarono la testa verso il soffitto. In alto si potva vedere una sfera di luce lontanissima che a poco a poco si faceva più vicina e più luminosa.
Nessuno dei presenti si mosse.
In pochi minuti si delineò un fascio luminoso dall'alto che andava dritto a illuminare un globo via via più luminoso. La luce bianca grigiastra emessa dalla luna a perfetto perpendicolo della statua si insinuava in uno stretto buco nascosto fra le guglie più alte delle montagne. L'effetto finale avrebbe fatto raggelare il sangue anche ai più feroci assassini.
Il globo diperse in tutto il luogo la luce fredda proiettandone il contenuto che si contorceva e vorticava senza sosta.
Dapprima sembrava come essere sommersi nell'acqua gelida dell'inverno che vorticava e ti trascinava via senza darti il tempo di respirare.
Successivamente, quando la mente riusciva a reagire ed il corpo si accorgeva che poteva ancora respirare, ci si accorgeva che i flussi di luce che ti giravano intorno non erano altro che spettri che giravano e si contorcevano dal dolore. Si potevano distinguere uomini, donne, vecchi e bambini tutti con i volti distorti dall'agonia che cercavano di avvinghiarti chiedendoti aiuto. Era in questo momento che il respiro si spezzava come fermato dagli spettri che fluttuavano.
Anche i veri fedeli a volte, soprattutto la prima volta, non reggevano la situazione e svenivano. Era stato così per tutti tranne che per il Primo Fedele.
Tutti i presenti aprirono le braccia come per abbracciare le anime che gli venivano contro.
Il Primo Fedele si ricompose e si diresse svelto verso la base della statua dove si potevano vedere delle scale che si dirigevano verso il basso. Scesi pochi scalini si ritrovò in una cripta al cui centro si trovava un tetro altare. Sull'altare, leggermente sollevata, una fiamma nera cangiante verso il blu bruciava quello che sembravano essere ossa umane.
Si inginocchiò rapidamente e prese in mano una ampolla che aveva appesa alla cintura, e ne versò il contenuto sul piano dell'altare.
"Signore ecco a voi il sangue dei figli di coloro che vi hanno imprigionato, che le loro anime possano soffrire come Voi avete sofferto fino ad adesso"
Il sangue non si sparse null'altare ma si diresse velocemente verso la fiamma che parve riprendere vigore per un attimo.
Il Primo Fedele rimase prono aspettando il momento giusto per andarsene ma successe qualcosa che non gli era ancora mai successa. Una luce oscura investì l'incappucciato che sentì la propria vita scivolargli via dalle membra. Terrorizzato cercò di svincolarsi ma era immobile e completamente avvolto dalla luce. Poi d'un tratto si fermò come se avesse sentito qualcosa e girò le pupille per quanto possibile dalla sua posizione verso la fiamma sull'altare.
"Signore, posso sentirvi, si Signore"
passarono pochi attimi ma al Primo Fedele parvero lunghi minuti di sforzo per ascoltare ciò che gli stava dicendo il suo Signore.
"Si signore, non accadrà più. Mi occuperò io personalmente dell'imprevisto. Ormai ogni pedina è stata mossa, tutto proseguirà secondo i vostri piani."

"Ecco, mi sembra buona per iniziare a gettare le basi di quello che succederà" disse Gioacchino girando la carta successiva incuriosito da quello che potrà eserci scritto.

Bern si sente nuovamente male. La gamba ha ripreso a pulsargli di dolore. Sente però che c'è qualcosa di strano ma non riesce ad identificare di che origine sia. Bern decide cmq di proseguire il viaggio per trovare il luogo del suo sogno. Luther cerca di convincerlo a fermarsi e pianificare le prossime giornate.
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)

Racconto Quattro - Carta Dodici

scritto da lkdngm il giovedì, 17 gennaio 2008,19:46
"Vedo una scena veloce!" dice Iacopo "E penso che si risolverà in una veloce narrazione. Ma ho la sensazione che così dev'essere con questa carta".Poi comincia a raccontare.

 
Un lugubre vento fischiava violento attraverso gli alberi spezzati del bosco intorno all'edificio diroccato.
Di fronte a lui Luther aveva la spada sguainata "Vieni presto..." lo incalzava avventurandosi a passo svelto, tenendosi coperto, per quanto possibile, tra le fronde.
Il mantello, scuro sbatteva contro i cespugli. Lampi illuminavano la sinistra figura di Luther nella notte, che spesso sembrava più un lupo che una persona di fronte a lui.

Senza ben capire Bern provò ad richiamare l'amico "Aspetta!" tentò di urlare, ma forse per la confusione Luther non sembrava aver sentito.
Bern si gettò al suo inseguimento per raggiungerlo e fermarlo. Non potevano lanciarsi contro quell'essere senza un buon piano.
Ma era ostacolato dal pantano e dai rami degli alberi che sembravano come afferrarlo e trattenerlo.
Vide Luther che entrava nell'abitazione e cercò di accelerare la corsa, ma ancora senza successo. Si sentiva come frustrato e terribilmente impotente. Sfoderò il suo lungo coltello, pronto ad ogni evenienza.
Dopo un tempo che sembrava infinito, bagnato dalla pioggia, sporco per il fango di molte cadute nella notte oscura in quel bosco, finalmente anche Bern raggiunse i vecchi ruderi ed entrò.
La testa cominciò a girargli vorticosamente, quando vide la decina di corpi appesi per il collo lungo tutte le mura diroccate.
Gli sembrava come se ognuno di quei corpi lo stesse guardando come aspettandosi da lui qualcosa.
Quei corpi che avrebbero dovuto essere morti, e che invece sembravano parlargli, rantolando e vomitando sangue e muco da bocche livide e spalancate come in un urlo di disperazione nella morte.

"Aiutaci!" sembrava dire una "Fermalo" altre parevano urlare.

Vomitò.
Poi si guardò attorno cercando Luther. Non lo vide subito, ci mise qualche momento per mettere a fuoco l'immagine di Luther inginocchiato sotto una delle figure impiccate.
Muto, il cantastorie osservava la donna immobile sopra di lui.
La testa di lei innaturalmente piegata per il collo spezzato dalla corda. La faccia, forse un tempo bellissima, deturpata dalla sofferenza di una morte violenta.

Luther era inginocchiato tra i liquami rilasciati dal corpo morente della donna.
Bern cercò di scuoterlo. Quando girò la testa dell'amico verso di sé vide solo disperazione e follia.
"Luther, per l'amor degli déi che sta succedendo?" gli urlò.
Non fu Luther a rispondere ma la risata malvagia e divertita alle sue spalle. Si voltò e vide la figura incappucciata, con il carretto ancora pieno di stracci accanto a lui. La figura rideva sguaiata, o almeno da lui sembrava venire la risata. Con il cappuccio calato basso sugli occhi non si riusciva a vederne il volto. Solo la mano destra fuoriusciva dall'ampia manica, rinsecchita, squamosa e con le unghie marce e nere.
Luther si alzò in piedi e si avventò sull'incappucciato.
"Lei no, bastardo!" urlava "Lei no!"
Bern, ancora con il coltello in mano gli andò dietro, raggiunsero l'uomo in un attimo e lo bloccarono contro il carretto.
Bern gli piantò il coltello, ben affilato, contro la gola... dove pensava fosse la gola. "Bastardo!" urlò "Che è tutta questa devastazione??"
"Uccidilo!" rantolava uno dei cadaveri.

"Fermalo!" gorgoliava la bocca piena di sangue di un altro.
L'essere continuava a ridere, come se tutto quello che gli stava capitando attorno lo divertisse, per nulla preoccupato dell'affilato coltello di Bern che avrebbe potuto ucciderlo in pochi istanti.
"Pazzi!" disse sempre ridendo l'incappucciato e sollevò una mano.
Luther fu scagliato a terra, e cominciò a contorci, urlando di dolore come se mille uncini gli si fossero conficcati nella carne.
 
"Smettila!" gli urlò contro Bern "Fallo smettere!"
"Lo hai chiesto tu!" gli rise in faccia il mago.
Bern quasi svenì per il tanfo odioso che gli fuoriusciva dalla bocca.

Luther, con un ultimo sobbalzo, smise di urlare e di muoversi.
E di respirare.
Morto.
"Noo!" urlò Bern. Preso da un impulso omicida e senza pensarci tagliò la gola all'incappucciato. Un getto di sangue, scuro e puzzolente gli arrivò in faccia,
accecandolo, entrandogli nella bocca togliendogli il respiro.
Il mago, con la gola tagliata, ancora rideva, mentre Bern cadeva a terra impossibilitato a respirare, con la gola bruciata dal sangue di quel mostro.
"Non mi fermerete!" gli diceva quasi sottovoce mentre la luce spariva dagli occhi di Bern. "Loro torneranno, e voi potrete solo... Morire!"

Poi Bern si svegliò. In un bagno di sudore si alzò a sedere sulla panca di una locanda, con un urlo. Agitandosi cercò il pugnale che aveva sempre accanto a sé. Gli altri avventori si svegliarono, preoccupati e Luther, per niente morto, gli fu accanto in un attimo.
"Solo un brutto sogno, amico mio!" gli disse cercando di calmarlo, vedendo la disperazione e il terrore nello sguardo del compagno "E' ancora notte fonda e dobbiamo riposare".


Iacopo riprende fiato. E senza aggiungere parole gira la carta successiva.

Nella notte l'incappucciato è in ginocchio davanti ad un lugubre altare al centro di una cripta. Al centro dell'altare una luce oscura, leggermente sollevata dalla base, investe l'incappucciato terrorizzato.
     
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto Quattro - Carta Undici

scritto da Arslan il martedì, 08 gennaio 2008,20:13
Gioacchino legge la carta ed inizia quasi subito la narrazzione.

La notte era scesa da molto e la pioggia era cessata da poco. Fortunatamente,  o sfortunatamente secondo i punti di vista, erano riusciti a trovare un posto dove ripararsi.
Il posto era una locanda presso un crocevia. Non era il posto migliore per mangiare, ma sicuramente dove trovare informazioni. Il calore che si srpigionò quando i due avventurieri aprirono la porta del locale fu recepito come una vampata al volto, l'unica parte del corpo non coperte da vesti grondanti di pioggia. Era confortevole constatare che esisteva ancora un posto caldo ed asciutto.
Appena nella stanza furono investiti inizialmente dagli sguardi di molti degli altri avventori già prsenti, ed in molti casi ubriachi, e poi dall'odore squisito di stufato. Bern sorrise sentendo l'eccellente odore e automaticamente cercò con lo sguardo un garzone per ordinarne un pò.
Luther, notando lo sguardo di tutti passò rapidamente accanto a Bern recandosi vicino al caminetto e togliendosi gli abiti fradici.
"che diavolo stai facendo!" disse una donna di corporatura robusta in direzione di Luther.
Il cantastorie si gelò subito come colto da una folata di vento del nord, e alzando lo sguardo
"secondo te?" con tono seccato
"secondo me te stai per andartene subito, scommettiamo?" disse la locandiera poggiando vigorosamente il bocale dietro il bancone e fissandolo con atteggiamento minaccioso.
"mi sto solo togliendo le vesti bagnate per asciugarle vicino al caminetto"
"apppunto, ed in questo modo mi stai bagnando tutto il locale!"
Un gruppo di avventori, che si erano messi a seguire ol rapido scambio di battute tra la proprietaria del locale e Luther, scopiò in una fragorosa risata.
Bern, che ne frattempo aveva ordinato due porzionidi stufato ad un giovane garzone intento a distribuire boccali straboccanti di birra, si era avvicinato al bancone.
"non si preoccupi, le pagheremo il disturbo" cercò di intromettersi Bern.
Come se fossero state dette parole magiche, e di fatto lo erano perchè spesso ti permettevano di fare cose straordinarie, la locandiera si girò ammaliata. Con un ampio sorriso esclamò "beh in questo caso vedete di sporcare tutto il locale, fanno almeno due piastre, anticipate ovviamente"
quindi allungò la mano attendendo il compenso.
Bern scosse la testa facendo un sorriso non troppo tirato e pagò senza troppa fretta.
"Bern, ti ringrazio per aver pagato anche per me, ma preferisco non avere debiti, quindi vedo di rimediare subito" disse Luther prendendo in mano la sua lira.
Bern si mise a sedere cercando di capire che cosa voleva fare.
Luther nel frattempo si era recato al centro della sala ed iniziò:
"con il permesso della bellissisma e simpatica proprietaria di questo caldo ed accogliente locale vorrei intrattenervi con una storia del mio repertorio o una ballata..." disse aspettando un consenso della oste, che arrivò di buon grado senza troppo entusiasmo
"benissimo, quindi iniziamo..."
dopo una rapida consultazione di quello che volevano fare i presenti Luther iniziò.
Bern fu sorpreso di vedere che in fondo non sembrava una cattiva persona anche se era bravo e convincente nel raccontare storie. Poteva benissimo aver recitato con lui, ma sembrava reggere bene la parte che si era scelto, quindi Bern concluse che dopotutto poteva essere connesso a quello che stava cercando ma sicuramente era sulla sponda giusta del problema.
La serata scivolò via veloce e rilassante e tutti si divertirono. Luther infine passò fra i tavoli, boccale vuoto in mano, prendendo qualche moneta per l'intrattenimento che aveva offerto.
Ricavò abbastanza per la serata e fu contento di restituire il favore a Bern offrendogli altra birra.
Quando finalmente furono seduti ad un tavolo vicino al camino, e con la pancia piena, il locale era ormai praticamente vuoto. Il buio iniziava a farsi avanti anche nella sala poichè la locandiera smise di rifornire le torce sui muri e di aggiungere legna al camino quando gli sembrò l'ora di mandare via gli avventori.
Il clima rilassato che si era formato fra i due tornò subito teso.
"adesso mi vuoi dire perchè siamo scappati come se avessimo visto la morte da vicino?"
Bern si fece serio e pensieroso poi dopoaver preso un grosso respiro
"non so perchè tu sia coinvolto da questa faccenda, ma per me tutto è iniziato diversi giorni fa..."
Bern raccontò di quello che gli era successo in cucina a casa sua e di come fosse giunto fino a quel punto segueno le tracce del carretto e solo adesso di come avesse collegato le due cose.
"...insomma quando ho visto l'uomo ed il posto mi sono ricorato della premonizione che mi assilla da giorni. La cosa che mi preoccupa di più è che alla fine venivo scoperto ed iniziavo a cadere nel vuoto. Non so cosa indichi questa premonizione ma ho paura per la mia vita."
Luther che era stato zitto ed completamente assorto esordì
"beh,mica male come storia, potrei aggiungerla al mio repertorio..."
ma appena vide la faccia stranita tornò serio
"scusa, cercavo di sdrammatizare la situazione. Non mi resta che racontarti quello che so io per essere alla pari, anche se non c'è molto. Una sera ho notato uno strano individuo con un carretto e questo ha attirato la mia attenzione. Il fatto poi che non riuscissi a trovarlo mi ha stuzzicato ancora di più, insomma pura curiosità. Visto che fra le altre cose non ho una meta precisa mi sono detto che tanto valeva cercare di capire cosa ha suscitato il mio interesse, insomma circa quello che è successo a te..."
Bern annuì.
Luther si prese sulle gambe il suo zaino ed estrasse un tubo di pelle che sembrava non essersi minimamente bagnato. Dal tubo estrase una cartina e la dispose sul tavolo. Facendosi luce con una candela, anch'essa estratta dal tubo, si mise a cercare la loro posizione. La cartina sembrava molto vecchia e ben conservata. Era la cartina tipica di un marinaio ma anche varie zone dell'entro terra erano ben curate nei minimi dettagli e con qualche appunto vergato a mano.

"Ecco fatto, andiamo subito avanti"  dice Gioacchino alzando la nuova carta.


Notte. Al riparo di un edificio diroccato Luther e Bern tengono, coltello alla gola, inchiodato al carretto in mezzo a stracci un tipo ancora incappucciato. Bern è furioso. Il tipo ride e non sembra assolutamente preocupato del coltello.
 
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto quattro - Carta dieci

scritto da lkdngm il lunedì, 24 dicembre 2007,08:13
Iacopo guarda la carta che gli è stata posta di fronte.
Identica a quella che aveva estratto lui precedentemente.
Sorride pensando a come si sta divertendo la Sibilla che gli ha regalato quel mazzo, ma il gioco è gioco, e si deve andare avanti.
Per un attimo guarda ancora la carta, guarda Gioacchino negli occhi, sorridendo anche lui e con una scrollata di spalle inizia a raccontare.


La pioggia non aveva smesso di cadere da quando i due avevano cominciato insieme il viaggio.
Un paio di volte Luther, fedele al dover dare di sé l'idea di un cantastorie, aveva provata ad accennare qualche racconto, o qualche canto, ma lo sguardo di Bern, e soprattutto la pioggia insistente e fredda, avevano distrutto quasi subito le sue velleità artistiche.
Dietro di sé il carro lasciava solchi che quasi subito venivano riempiti dall'acqua piovana e che i breve sparivano nel fango. Era quindi con molta attenzione che seguivano la strada per controllare come i solchi del carretto spinto a mano dall'uomo che li precedeva seguissero la strada.
C'era qualcosa di misterioso nel modo in cui questi solchi rimanevano ben visibili nel fango e nella pioggia, a differenza di quelli del carro sul quale i due viaggiavano, e delle stesse impronte dei piedi della figura che tale carretto dovrebbe spingere.
Davano l'idea di dover farsi seguire.
La pista che stavano seguendo era dritta e stretta, e si stendava tra due pareti di un bosco, fitto e cupo che parevano non peremettere una evantuale esplorazione di sé.
Dal fango scuro, impregnato di pioggia, sortiva di quando in quando una pozza rossa, che pensare subito faceva ad una pozza di sangue. Erano secoli che nessuno uomo non adetto al Culto si apriva una via lungo quel sentiero.
Ed eccolo, alla fine, il grande cancello di metallo. Due colonne di pietra ne reggavano i cardini. Non un muro impediva infine di passarvi di lato, ma l'intricato intreccio di rami e foglie, così fitto che avrebbe richiesto giorni di lavoro con spada o altro arnese.
Si racconta che dei corpi siano ancora intrecciati tra i rami. Corpi di coloro che hanno tentato di aprirsi un varco per entrare tra le piante. Piante che sono ricresciute, intrappolando ed uccidendo i folli nel loro tentativo, crescendo più in fretta di quanto fossero tagliate.
Ma quella volta il cancello non era serrato, era aperto ed accostato; e Bern e Luther non si erano ancora resi conto di dove si trovassero. Con la pioggia, l'oscurità della notta e la distanza non era possibile vedere l'alto obelisco che avrebbe reso quel luogo riconoscibile e li avrebbe fatti fuggire di terrore.
Abbandonato il carro lungo il bosco, i due, che ancora non erano amici, si avvicinarono al cancello, capendo di essere arrivati alla fine della loro ricerca.
"A voi l'onore!" disse Bern, guardando il compagno di avventura ben più piazzato di lui. Preparato come al solito a questo genere di gentilezza con una scrollata di spalle Luther tornò verso il carro, e dal suo fagotto estrasse il lungo involucro di pelle. Come indeciso si fermò a contemplarlo, poi con un sospiro sciolse i legacci che lo tenevano chiuso e toccandone la serratura come aveva fatto nella  locanda, lo aprì e ne estrasse un magnifico stocco argenteo. Gli elsi leggermente curvati in avanti e lo splendido pomo lavorato a forma di coda di pesce.
Sorrise a Bern e si avviò verso il cancello.
Così come avrebbe fatto diverso tempo dopo Bern estrasse un lungo pugnale, anche questo finemente lavorato e con un buon anello a protezione del dorso della mano. E con una scrollata di spalle si avviò dietro l'uomo con la spada.
Leggeri i passi risultavano, silenziosi e coperti dalla pioggià che malgrado continuasse a cadere, lentamente perdeva di intensità, fino a smettere completamente quando arrivarono più addentro alla radura.
Fu così che videro quel che lì accadde, del vecchio che spingeva il carretto pieno di stracci che si avvicinava all'anziano sacerdote, uccidendolo con parole di terrore.
“Alcuni déi stanno tornando.” disse l'assassino al cadavere “Ma non sono i tuoi.”
Videro la fossa che scavò per gettare il morto e videro l'assassino guardare il cielo plumbeo e puntare il dito verso una luce apparsa nelle nuvole.
Bern fu colto da paura e terrore, quando si rese conto dove fossero e cosa avevano visto, e trascinò via il compagno, impietrito pure lui dalla scena. Nel fango lo trascinò, afferrandolo per il bavero della cappa.
Non fece resistenza Luther, e nessuno dei due parlò finché non furono fuori.
Bern guardò con gli occhi spaventati quelli altrettanto spaventati di Luther.
"Andiamo via!" disse "Andiamocene di qui!"
Malgrado fosse pienamente d'accordo con il compagno, Luther lo guardò come chiedendo spiegazioni. "Non è la prima volta che vedo una cosa del genere..." disse "Ma parliamone da un'altra parte!"


Iacopo smise di raccontare. "Mi pareva che alcune cose andassero rimesse apposto. Spero di andare nella direzione giusta" disse.
"Ma non perdiamo troppo tempo e vediamo cosa ci riserva il futuro." continuò girando la carta successiva.

Una locanda, di notte. Ad un tavolo illuminato dalle torce sul muro e da una candela sul tavolo stesso, davanti ad uno stufato e della birra, Bern e Lurther, con una mappa di fronte a loro, discutono.
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto Quattro - Carta Nove

scritto da Arslan il mercoledì, 19 dicembre 2007,23:53
Gioacchino legge la carta ed il sorriso che aveva gli scompare
"speravo di non dover fare questa parte..." dice a Iacopo.
Dopo avere cercato ispirazione dalle parole della carta sorride ed inizia


L'impasto, sebbene preparato da chi ne avrebbe fatto volentieri a meno, sortì un qualche effetto. Le condizioni di Bern sembrarono in un primo momento peggiorare senza scampo, ma in seguito migliorarono.
Dalla gamba di Bern era scomparsa la pianta e le croste erano cascate lasciando vistose cicatrici,ma la pelle era rimasta dura e ruvida.
Ci volle una buona settimana perchè Bern si riprendesse, e duro lavoro perchè Luther trovasse i soldi necessari per pagare la settimana di sosta.
Non lo sapeva nemmeno Luther perchè lo aveva fatto. Non era sua abitudine aiutare qualcuno che non fosse lui stesso. Forse era la noia di una vita ormai sempre monotona e uguale a sè stessa. O forse no. Ma sicuramente era quello a cui voleva credere per il momento.
Partirono, dopo una breve colazione, che il sole era appena sorto sopra la linea dell'orizzonte. La loro destinazione era ancora una volta il cimitero senza lapidi.
Ora più che prima Bern era deciso ad arrivare in fondo alla vicenda.
La giornata scorse veloce e senza parole fra i due amici. I cavalli, che avevano preso al Rifugio, erano stremati per la lunga corsa, quindi Bern decise di fermarsi per la notte. Il giorno dopo sarebbero arrivati in mezza giornata.
Sostarono in un altra Casa da Rifugio perchè Bern non si sentiva del tutto ripreso e non voleva avere preoccupazioni per la notte.
La notte non passò tranquilla per Bern. Ancora una volta nella sua mente si affollavano strane immagini di boschi e piante e la bellezza del sole che gli dava forza. Sentiva il sapore della pioggia lontana che si avvicinava.
La mattina Bern si alzò presto. La notte non gli aveva portato consiglio. Fuori pioveva.
Si recò in cucina ed iniziò a peparare vari impasti tratti dal suo ricettario.
Luther, quando si svegliò, pensò che Bern lo avesse lasciato indietro. Non ne capiva il senso, dopotutto sapeva dove stava andando. Si vestì rapidamente senza perdere tempo e scese a prendere il suo cavallo.
Rimase sorpreso nel vedere che il cavallo di Bern era ancora al suo posto.
Tornato dentro il Rifugio trovò Bern indaffarato in cucina. Ancora non aveva capito perchè si ostinasse a cucinare quando non era il momento appropriato. In fondo l'intruglio che aveva cucinato per salvarlo aveva funzionato quindì sollecitò solamente la partenza senza aggiungere parola.
Bern confezionò diversi barattoli con impasti vari ed odori molto invitanti. Per il trasporto scambiarono un cavallo per un carretto coperto per proteggersi dalla pioggia.
Il viaggiò con il carretto fu più lungo del previsto e si ritrovarono a buio che non erano ancora arrivati.
La fortuna non era dalla loro parte e la pazienza iniziava ad esaurirsi.
Luther aveva cercato più volte di iniziare la conversazione ma Bern era di poche parole.
Il carretto non reggeva la corsa a causa della strada estremamente dissestata e piena di sassi. La pioggia faceva da pessimo contorno.
Bern spronò il cavallo ancora una ultima volta per sfruttare la poca luce rimasta.
Non percorsero molta strada che il carretto prese una buca ed una ruota si spaccò in più parti. Il carretto sbandò portandosi dietro il suo equipaggio ed il cavallo dentro al bosco.
Le cinghie del cavallo si ruppero ed il cavallo proseguì il galoppo lasciandoli soli. Il carretto ed il suo contenuto invece si schiantarono
Sebbene Bern e Luther fossero stati presi di sorpresa non si fecero nulla se non inzupparsi e sporcasi di fango. Si ruppero diversi barattoli di Bern.
Bern si alzò e come prima cosa controllò che il suo libro di ricette non si fosse sciupato, poi raccolse i due barattoli rimasti interi.
Luther iniziando ad imprecare.
"ma cosa credi fare, ucciderci?... se non arriviamo oggi arriveremo domani, l'importante è arrivare!"
e poi, dopo aver ripreso fiato e controllato di non essersi fatto nulla:
"ma che ti è preso? sei cambiato da qualche giorno a questa parte... non so, sei così silenzioso e non ti va più di scherzare..."
Bern non rispose ma prese in mano i barattoli superstiti e si incamminò lungo la strada.
"... dopo tutto quello che ho fatto per te mi merito un pò più di rispetto ..."
Bern proseguì.
Luther scosse la testa, prese un grosso respiro e poi seguì Bern aggiungendo "se non ti aiuto io chissà che fine fai ... e poi non saprei come finisce veramente la storia"
ma anche questa volta non attecchì.
Poco oltre il luogo dell'incidente un sentiero conduceva ad un edificio diroccato poco lontano.
I due amici presero il sentiero. Quando arrivarono presso l'edificio videro che era recintato da alte mura ed un grande cancello arrugginito.
Si avvicinarono al cancello e videro che da dentro l'edficio diroccato, nonostante la pioggia, arrivava una debole luce.
Appena Luther aprì il cancello, questo emise un lungo suono acuto tipico di un cancello arrugginito e poco usato.
La debole luce spari immediatamente.
Bern posò in terra i due contenitori che portava con se ed estrasse la daga. Luther estrasse la spada ed insieme varcarono il cancello guardinghi.

"ecco quì, non te lo aspettavi eh..." dice Gioacchino alzando la carta successiva e porgendola a Iacopo.

Sta piovendo. E' buio. Un carretto è abbandonato alla fine di  un sentiero in un bosco, e due figure, di spalle stanno con attenzione ed armi in mano varcando  un cancello.
 
categoria: racconto quattro
commenti: commenti (popup) | commenti

Racconto quattro - Carta otto

scritto da lkdngm il martedì, 11 dicembre 2007,18:57
Iacopo osserva la carta. Sembra meditare.
Poi un sorriso gli appare sul volto ed inizia a raccontare.


"Ti devo portare da qualche parte per curarti." disse Luther.
Bern lo guardava con occhio quasi spento, a fatica si reggeva in piedi appoggiato all'amico.
"L'ultima volta che sono passato da queste parti c'era una Casa da Rifugio" quasi sospirò Bern "E c'era una buona cucina là..."
Luther lo guardò preoccupato. L'amico cominciava a delirare.
Vero è che molti anni prima, il precedente Re aveva fatto costruire delle Case da Rifugio per i viandanti.
Piccole costruzioni in pietra, costruite in lughi impervi lontane da ogni città o villaggio.
Luoghi dove i viandanti potevano trovare ristoro e riposo, soprattutto nelle giornate invernali. C'era sempre un camino e della legna. Ogni sei mesi degli inviati del Re passavano a controllare le scorte di granaglie e legna affinché chi si trovava in difficoltà o costretto a viaggiare trovasse un luogo ed un pasto caldo.
Quasi tutte ormai erano in disuso, solo poche venivano controllate con costanza dagli uomini del sovrano.
E' grazie quindi all'idea del vecchio Re, che non troppo lontano da dove  si trovavano, Luther riuscì a trasportare un sempre più febbricitante Bern.
La gamba ferita aveva cominciato a pulsargli sempre piu' intensamente e nella sua mente si affollavano strane immagini di boschi e piante che quasi non gli permettevano di rimanere connesso con la realtà che lo circondava.
"La piantina sta crescendo." gli stava dicendo Luther, ma faticava a seguirlo. Quando erano entrati nella Casa del Rifugio Luther aveva subito pensato che almeno per quello erano stati fortunati. La casa risultava pulita e rifornita da poco.
Il letto era pulito e la cucina in ordine, mise Bern a letto e gli controllò la ferita. Non andava per niente bene.
"Sta peggiorando." gli disse "Sta mettendo su anche la corteccia."
Bern faceva sempre più fatica a seguire i discorsi dell'amico, che lo guardava sempre più impotente.
“Luther” sussurrò Bern, e la sua voce cominciava ad avere un suono melodioso di alberi che sussurrano per una lieve brezza in una foresta.
“Luther ti prego, devi fare come ti dico.”
Luther guardò l'amico con attenzione e preoccupazione.
“Prendi il mio libro di ricette...” continuò “C'è una ricetta di una pastella particolare... La Pastella del Boscaiolo... devi farmi la pastella del boscaiolo... subito... gli ingredienti sono nella mia borsa...”
La voce era quasi sparita solo un sussurro lieve arrivò agli orecchi di Luther.
“La pastella del boscaiolo...” disse Luther a voce alta “Questo si sta trasformando in una pianta di zucca e vuole la pastella del boscaiolo...Ha sempre fame...”
Osservò la gamba di Bern che sempre di più mostrava di star coprendosi con una robusta corteccia rossa.
"Pastella del boscaiolo, pastella del boscaiolo..." ripeteva Luther a voce alta mentre sfogliava il libro di ricette del compagno ferito.
Ed eccola finalmente la ricetta... Anche se più che una ricetta sembrava un qualche impiastro da giardinaggio... per rimuovere l'erba cattiva... Luther si rimboccò le maniche e nella piccola cucina del Rifugio iniziò a lavorare.
Fuori cominciò a piovere.
Non era mai stato un campione di culinaria ed im quel frangento lo dimostrò ampiamente.
Un po' l'inesperienza, un po'la fretta per curare Bern, in breve il rifugio era un disastro e più volte Luther rischiò di scivolare sulla farina, l'olio e l'unto tutto che in terra si era rovesciato dalla tavola.
alla fine però la Pastella del Boscaiolo fu pronta e adesso bastava, secondo il libro, solo seguire le istruzioni.
Luther sollevò la pentola dal fuoco e con mira ed attenzione la rovesciò, ancora bollente, sulla piantina nella gamba di Bern... e sulla gamba stessa.


Iacopo trasse un sospiro. "Ecco qua!" disse "Anche cucinare gli è toccato al menestrello che però non è un menestrello." e strizzò l'occhio verso Gioacchino in maniera complice.
Vediamo adesso che cosa dobbiamo sapere. E voltò la nuova carta.

Sta piovendo. E' buio. Un carretto è abbandonato alla fine di  un sentiero in un bosco, e due figure, di spalle stanno con attenzione ed armi in mano varcando  un cancello.
categoria:
commenti: commenti (popup) | commenti