Racconto Quattro - Carta Diciassette
scritto da Arslan il lunedì, 10 novembre 2008 ,09:48
Gioacchino ascolta assorto le parole che compongono il racconto di Iacopo. "mmm... capisco, in un certo senso è quello che volevo che succedesse, ma Luther in cella mi crea dei problemi, vabbè diciamo che adesso il racconto si evolve in questa maniera..."
Luther si risveglia.
Il mal di testa gli limita la percezione dell'ambiente intorno a lui.
L'unica cosa di cui è estremamente sicuro è di essere steso su qualcosa di umido ed estremamente puzzolente. Pensa di essere ancora steso sull'erba.
Rimane steso senza muoversi.
Qualcosa non torna.
Apre gli occhi.
Buio.
Nessun rumore.
Odore di bagnato.
Chiude gli occhi e li riapre. Ancora buio.
Poi tutto gli ritorna alla mente come un cavallo in corsa.
Un moto di terrore lo pervade.
Dopo averlo caricato su un cavallo partirono. Era ancora notte ma la luna crescente era di aiuto. La strada che percorsero a cavallo era lunga e la sua posizione sul cavallo non lo aiutava a capire dove stessero andando. Spesso credeva addirittura che stessero tornando indetro sulla stessa strada. L'idea di scappare gli passò per la mente ma fatti due rapidi calcoli capì che non sarebbe andato lontano a piedi. L'alba che si avvicinava era l'unico indizio che permetteva a Luther di capire quanto tempo fosse passato e che distanza avessero percorso. Forse per questo motivo, senza nessun preavviso, un colpo alla nuca colpì Luther. I sensi svanirono, e con loro ogni speranza di trovare un modo per scappare.
Un altro vago ricordo gli ritorna alla mente. Delle persone che lo trascinano tenendolo per le braccia. Una caduta sopra qualcosa che cerca inutilmente di attutirla.
I ricordi finiscono.
Tenta di alzarsi ma il dolore alla nuca ed il mal di testa si intensificano lasciandolo ancora stordito. Un moto di vomito lo prende allo stomaco facendolo cadere in ginocchio.
Dopo aver preso un profondo respiro si mette a sedere sul pagliericcio sporco tenendosi la testa fra le mani.
'perchè ho dovuto aiutare quella persona! la vita come la vivevo era molto migliore, perchè cambiare!' pensa Luther
Il buio è fitto.
'probabilmente sono rinchiuso in chissà quale segrta' pensa.
Rumori di passi si avvicinano velocemente. Una chiave gira nella toppa della porta ed improvvisamente una luce abbagliante penetra dalla stessa.
"è lui, lo abbiamo trovato con quell'altro, ma non era malato quindi lo abbiamo lasciato in vita" dice una voce rauca.
'si sono ancora in vita e appena posso me ne vado anche...' pensa Luther, poi ripensando mentalmente alle parole appena udite:
"che avete fatto a Bern?"
"zitto lurido infedele! presto espierai le tue colpe" urla la voce rauca.
Coprendo la luce abbagliante con una mano, Luther riesce a distinguere tre figure che lo osservano, ma niente di più.
Due di queste estraggono una spada dai propri foderi ed entrano nella stanza appena oltre la porta. La terza figura rimane sulla porta, centrale fra i due compagni.
"dimmi, qual'è il tuo nome" dice la voce centrale.
Luther rimane colpito dalla voce, era la voce soave e dolce di una donna, come non dire la verità ad una voce così bella.
"Lu...Lu...Lu... no prima dimmi cosa ho fatto di male per essere quì" alzandosi in piedi.
Un calcio al ginocchio fa cadere Luther nuovamente a terra.
"non ti muovere da terra lurido schifoso" dice una delle guardie
"fai come ti diciamo e rispondi alle mie domande, vedrai presto finirà tutto. Chi vi manda?" nuovamente la voce femminile
"ne...nessuno ... non dirò altro, finchè non avrò fatto un bagno caldo" esclama Luther rimettendosi a sedere e tenendosi la testa fra le mani come cercando di fermare il dolore pulsante alle tempie.
"come desideri. tenetelo fermo, avremo più successo quando sarà docile come una scimmia ammaestrata" dice pacatamente la donna estraendo una ampolla da sotto le vesti.
Altre due guardie entrano dalla porta e si uniscono alle due già presenti immobilizzandolo a terra più rapidamente di quanto Luther non pensasse.
Divincolarsi non gli servì a molto. La donna quindi si avvicina a lui aprendo l'ampolla.
"non berrò mai il vostro schifo" quindi serra prontamente la mascella.
"e chi ha detto che devi ingerirla!" rise la donna versando due gocce del liquido presente nell'ampolla negli occhi di Luther.
Gli occhi iniziarono a bruciare, Luther sentiva il liquido che penetrava entro le cavità oculari bruciando tutto quello su cui passava. Iniziò ad urlare dal dolore.
Le guardie lasciarono la presa e si allontanarono mentre Luther si dimenava in terra urlando.
Poi tutto tacque.
Tutti uscirono.
Nella radura intorno al monolite intanto stanno completando i preparativi per il rituale supremo. Tutte le buche sono state ricoperte. Nessuno però si è accorto che qualcosa è ritornato a germogliare sotto il monolite. Piccole foglie rossicce si confondono con il rosso del terreno.
"Che ne dici? ancora novità..." dice Gioacchino sorridendo, quindi gira la prossima carta.
Il rituale tanto a lungo atteso
viene interrotto da un essere inatteso.
Ciò che nella terra sacra viene seminato
nasce e cresce prima di quanto abbia sperato.
Luther si risveglia.
Il mal di testa gli limita la percezione dell'ambiente intorno a lui.
L'unica cosa di cui è estremamente sicuro è di essere steso su qualcosa di umido ed estremamente puzzolente. Pensa di essere ancora steso sull'erba.
Rimane steso senza muoversi.
Qualcosa non torna.
Apre gli occhi.
Buio.
Nessun rumore.
Odore di bagnato.
Chiude gli occhi e li riapre. Ancora buio.
Poi tutto gli ritorna alla mente come un cavallo in corsa.
Un moto di terrore lo pervade.
Dopo averlo caricato su un cavallo partirono. Era ancora notte ma la luna crescente era di aiuto. La strada che percorsero a cavallo era lunga e la sua posizione sul cavallo non lo aiutava a capire dove stessero andando. Spesso credeva addirittura che stessero tornando indetro sulla stessa strada. L'idea di scappare gli passò per la mente ma fatti due rapidi calcoli capì che non sarebbe andato lontano a piedi. L'alba che si avvicinava era l'unico indizio che permetteva a Luther di capire quanto tempo fosse passato e che distanza avessero percorso. Forse per questo motivo, senza nessun preavviso, un colpo alla nuca colpì Luther. I sensi svanirono, e con loro ogni speranza di trovare un modo per scappare.
Un altro vago ricordo gli ritorna alla mente. Delle persone che lo trascinano tenendolo per le braccia. Una caduta sopra qualcosa che cerca inutilmente di attutirla.
I ricordi finiscono.
Tenta di alzarsi ma il dolore alla nuca ed il mal di testa si intensificano lasciandolo ancora stordito. Un moto di vomito lo prende allo stomaco facendolo cadere in ginocchio.
Dopo aver preso un profondo respiro si mette a sedere sul pagliericcio sporco tenendosi la testa fra le mani.
'perchè ho dovuto aiutare quella persona! la vita come la vivevo era molto migliore, perchè cambiare!' pensa Luther
Il buio è fitto.
'probabilmente sono rinchiuso in chissà quale segrta' pensa.
Rumori di passi si avvicinano velocemente. Una chiave gira nella toppa della porta ed improvvisamente una luce abbagliante penetra dalla stessa.
"è lui, lo abbiamo trovato con quell'altro, ma non era malato quindi lo abbiamo lasciato in vita" dice una voce rauca.
'si sono ancora in vita e appena posso me ne vado anche...' pensa Luther, poi ripensando mentalmente alle parole appena udite:
"che avete fatto a Bern?"
"zitto lurido infedele! presto espierai le tue colpe" urla la voce rauca.
Coprendo la luce abbagliante con una mano, Luther riesce a distinguere tre figure che lo osservano, ma niente di più.
Due di queste estraggono una spada dai propri foderi ed entrano nella stanza appena oltre la porta. La terza figura rimane sulla porta, centrale fra i due compagni.
"dimmi, qual'è il tuo nome" dice la voce centrale.
Luther rimane colpito dalla voce, era la voce soave e dolce di una donna, come non dire la verità ad una voce così bella.
"Lu...Lu...Lu... no prima dimmi cosa ho fatto di male per essere quì" alzandosi in piedi.
Un calcio al ginocchio fa cadere Luther nuovamente a terra.
"non ti muovere da terra lurido schifoso" dice una delle guardie
"fai come ti diciamo e rispondi alle mie domande, vedrai presto finirà tutto. Chi vi manda?" nuovamente la voce femminile
"ne...nessuno ... non dirò altro, finchè non avrò fatto un bagno caldo" esclama Luther rimettendosi a sedere e tenendosi la testa fra le mani come cercando di fermare il dolore pulsante alle tempie.
"come desideri. tenetelo fermo, avremo più successo quando sarà docile come una scimmia ammaestrata" dice pacatamente la donna estraendo una ampolla da sotto le vesti.
Altre due guardie entrano dalla porta e si uniscono alle due già presenti immobilizzandolo a terra più rapidamente di quanto Luther non pensasse.
Divincolarsi non gli servì a molto. La donna quindi si avvicina a lui aprendo l'ampolla.
"non berrò mai il vostro schifo" quindi serra prontamente la mascella.
"e chi ha detto che devi ingerirla!" rise la donna versando due gocce del liquido presente nell'ampolla negli occhi di Luther.
Gli occhi iniziarono a bruciare, Luther sentiva il liquido che penetrava entro le cavità oculari bruciando tutto quello su cui passava. Iniziò ad urlare dal dolore.
Le guardie lasciarono la presa e si allontanarono mentre Luther si dimenava in terra urlando.
Poi tutto tacque.
Tutti uscirono.
Nella radura intorno al monolite intanto stanno completando i preparativi per il rituale supremo. Tutte le buche sono state ricoperte. Nessuno però si è accorto che qualcosa è ritornato a germogliare sotto il monolite. Piccole foglie rossicce si confondono con il rosso del terreno.
"Che ne dici? ancora novità..." dice Gioacchino sorridendo, quindi gira la prossima carta.
Il rituale tanto a lungo atteso
viene interrotto da un essere inatteso.
Ciò che nella terra sacra viene seminato
nasce e cresce prima di quanto abbia sperato.





